PROTAGONISTI  25 Maggio 2018

Il Brazzoduro ritrovato

La “riscoperta” di un autore i cui meriti sono rimasti per lungo tempo misconosciuti

Scrivere un libro come I Bonelli dà una grande soddisfazione. Quella di avere fatto “il punto” su un editore e la sua storia, raggruppando in modo organico le conoscenze sulla materia. In aggiunta, qualche rara volta, ci scappa anche la scoperta di “una perla nel cassetto” come quella che segue.

Il Brazzoduro ritrovato

Durante la preparazione del volume, dal proverbiale cassetto dimenticato, salta fuori una cartellina consunta, che raccoglie alcuni cartoncini. Tra questi c'è un disegno originale per la copertina di un albo intitolato "Duello a Cactus City", che non fu mai pubblicato come tale, e che riporta sul retro le indicazioni di colore stese dallo stesso autore, che si firma "Lino". Sobbalzo sulla sedia: "Ma questo è Aulo Brazzoduro in arte Lino Brazzi". Okay, non sarà stato come quando Howard Carter ha avuto tra le mani per la prima volta la maschera d'oro del faraone Tutankhamon, ma si trattava pur sempre del pezzo di un antico puzzle editoriale che andava al suo posto.

Nel 1949 Tex manda segnali di vendita confortanti dalle edicole e allora Tea Bonelli chiama nella casa-redazione di via Aurelio Saffi a Milano alcuni disegnatori per affidare loro dei "numeri zero" per eventuali nuove serie. Gianluigi Bonelli e Vincenzo Baggioli scrivono sei sceneggiature, ma solo tre di queste vedono la luce sotto forma di albo. Si tratta dei famosi primi tre supplementi alla Collana del Tex, apparsi alla fine del 1949. Il primo, "La bettola di papà Gerard" (29 ottobre 1949), ha i testi di Baggioli e i disegni di Nadir Quinto. Stessa coppia di autori per "Fior della prateria" (29 novembre 1949). Mentre il terzo, "Il piccolo contrabbandiere" (dicembre 1949), scritto da Gianluigi Bonelli, fino a oggi risultava realizzato per i disegni da Bernardo Leporini (su questo punto torneremo alla fine).

Che cos'è, allora, "Duello a Cactus City"? Probabilmente un esperimento non riuscito, a differenza dei tre precedenti. Secondo il giudizio di Gianluigi Bonelli, il giovane Aulo Brazzoduro, poco più che ventenne ed esordiente, non risulta ancora maturo per la pubblicazione. Ha davanti ancora ampi margini di miglioramento. La storia pronta per la stampa viene così accantonata. Ma non buttata, tanto che salta fuori un paio di anni dopo, quando viene pubblicata anonimamente per la prima volta nella Collana Ragno d'Oro, all'interno del numero 5 (novembre 1950), intitolato "Il giustiziere". Anni dopo, il 15 giugno 1958, la storia viene ristampata in appendice al primo numero de Il Piccolo Ranger. In redazione si è intanto persa completamente la memoria di chi abbia realizzato quella storia. Decido che dovrò portargliela personalmente, ad Aulo Brazzoduro, la sua copertina d'esordio ritrovata.

Classe 1928, Aulo è oggi un distinto signore sulla soglia dei novant'anni. Gli ultimi quaranta li ha dedicati alla pittura, dove si è fatto un certo nome, convinto di essere stato dimenticato come il "fumettaro" Lino Brazzi. Invece gli appassionati di fumetto sono fatti così: si segnano tutto e difficilmente dimenticano.

Esordisce alla fine degli Quaranta nell'editoria scolastica disegnando per l'Istituto Italiano Edizioni Atlas. Negli anni Sessanta, quando è più attivo, Lino Brazzi adatta per Giusto Vaglieri alcune storie di Emilio Salgari. Disegna diversi numeri di Alboromanzo Vamp e Teddy Bob per la Casa Editrice Astoria di Gino Sansoni e, sempre per quest'ultimo, disegna il primo numero di Zakimort insieme a Pini Segna. Realizza molti fumetti liberi che finiscono sugli Albi dell'Intrepido dei fratelli Del Duca e con Mario Fantoni dà un volto a un emulo di James Bond, KS: è un fumetto suspense. Tre sole uscite, a cavallo tra 1965 e 1966, per la fiorentina Editrice Sadea. Nel 1965 realizza delle matite per Enrico Bagnoli, destinate all'edizione italiana di Superman, alias Nembo Kid. Per la Francia realizza episodi di Banga, l'As de la Jungle della Editions des Remparts, apparse anche in Italia nel pocket omonimo Banga, l'asso della giungla, edito nel 1962 dai Fratelli Spada, di Roma. Sempre per il mercato transalpino disegna, infine, episodi per la serie bellica Red Devil, anch'essa parzialmente pubblicata in Italia dai Fratelli Spada.

Negli anni Settanta, Brazzi è impegnato con Renato Bianconi e Rosalia Guccione in vari episodi per le collane Raf e Jaguar e vignette umoristiche per Piper. Per la Dardo mette in pagina alcuni episodi di Super Eroica, scritti da Franco Frescura e ha anche un contatto con i tascabili per adulti dell'Edifumetto, realizzando un numero della serie I vitelloni. Poco dopo, abbandona il mondo del fumetto.

Intanto, nel 1966, frequenta lo studio del geniale umorista Marcello Marchesi, che gli affida la copertina del disco Diabolik, cantato da Betty Curtis, di cui lo stesso Marchesi è paroliere con Carpi e Palazio. E non era una collaborazione estemporanea, perché Lino Brazzi lo ritroviamo anche alle origini di Diabolik.

Si tratta di un'altra scoperta fatta per caso nel 2011, mentre collaboravo con Astorina alla Collana Diabolik Gli anni del terrore pubblicata da Mondadori. Durante una riunione per scegliere le storie della prima uscita, inizio a sfogliare - cosa che, sembrerà strano, non avevo mai fatto prima - il numero due della ristampa Swiisss con la rivisitazione grafica de "L'inafferrabile criminale", originariamente disegnato da Kalissa Giacobini. Mi rendo conto con stupore che il rifacimento che io e Alfredo Castelli avevamo fin dagli anni Settanta attribuito a Gino Marchesi - in base a "precisi" ricordi di Angela e Luciana Giussani - in realtà è frutto della mano di Brazzoduro. Insomma, questo autore, per una serie di sfortunati casi, è stato spesso "dimenticato".

Poche settimane fa ho avuto modo di incontrare Aulo Brazzoduro per la prima volta, e chiacchierare un po' con lui anche di questo. Come riparazione ai "torti" di attribuzione che gli avevo fatto, gli ho dunque portato il nostro volume, dove è pubblicata la cover di "Duello a Cactus City", il suo primo lavoro editoriale. È stato lieto di rivederla e soprattutto ha iniziato a ricordare come Gianluigi Bonelli gli desse in continuazione consigli per migliorarsi e di come, alla fine, i suoi suggerimenti uniti alla propria volontà di fare sempre meglio, fossero stati premiati con la prima pubblicazione a fumetti: l'albo "Il piccolo contrabbandiere".

"Ma come, non era di Bernardo Leporini?", gli chiedo subito. "Macché Leporini. L'ho disegnata io!" E c'è un'evidente punta di orgoglio nella sua voce mentre le mani, in modo quasi automatico, continuano a sfogliare delicatamente le pagine del nostro libro. Sono contento e quasi orgoglioso anch'io, di avere fatto chiarezza su una piccola vicenda e di aver ridato ad Aulo Brazzoduro quel che è di Lino Brazzi.

Tutto ciò, in fondo, è un altro motivo per cui amo scrivere libri come questo, perché rimanga memoria non solo delle opere, ma delle persone che le hanno realizzate.

 

Gianni Bono

Questo testo è stato pubblicato anche da Sergio Bonelli Editore nell'ambito di una serie di approfondimenti e curiosità relative al volume iBonelli. Una famiglia. Mille avventure, scritto da Gianni Bono. Inoltre potete scaricare qui sotto, in formato PDF, la striscia "Duello a Cactus City", come avrebbe potuto essere pubblicata dalle Edizioni Audace di Tea Bonelli.



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