PROTAGONISTI  19 Ottobre 2015

Testimonianze - Andrea Corno

Editore schivo, dalle intuizioni geniali

Riassumerei il mio rapporto con Andrea Corno in tre fasi evolutive: una iniziale di “non rapporto”, una successiva di “rapporto a distanza” e una finale di “connivenza partecipata”.

Testimonianze - Andrea Corno

D’altro canto quando s’incontrano due persone che, come noi, hanno modalità espressive totalmente diverse, il dialogo è sempre assai difficile. Io parlavo e parlo tuttora così rapidamente che il più delle volte non mi si capisce, mentre Corno parlava lentissimamente e a bassissima voce. Figuratevi che sequenza di botta e risposta ci poteva essere tra di noi. Visto poi che col passare del tempo il nostro esprimersi peggiorava (e per me peggiora ancora), tra noi più che dialoghi erano… “suoni”. Anche il contatto fisico era limitato. Andrea, nonostante un’aria sicura e autorevole era timidissimo e impacciato. Di conseguenza aveva una mano sudaticcia. Ma così sudaticcia che se non stavi attento ti sfuggiva la presa e potevi rischiare di planare sull’asfalto…

Comunque non erano questi i motivi di “non rapporto”. Quando andavo alla Corno, in viale Romagna a fine anni Sessanta, in redazione incontravo Luciano Secchi, Maria Grazia Perini e Luigi Corteggi, ben difficilmente Andrea Corno. Il “signor” Corno se ne stava letteralmente murato in amministrazione, una sorta di ufficio blindato, peggio che in banca. Mi sono sempre detto che il nostro doveva aver nostalgia dei suoi trascorsi bancari. Corno era una persona formale, riservata e schiva. Era sicuramente più a suo agio nel ruolo di consigliere del Milan durante la gestione di Albino Buticchi. Strana cosa i rapporti tra calcio ed editoria: solo pochi anni prima Giorgio Casarotti della Casa editrice Dardo aveva ricoperto la stessa carica nella società rossonera sotto la presidenza di Franco Carraro.
Comunque, le uniche occasioni di frequentazione con Corno sono state durante Le Tre Giornate del Fumetto. Non in fiera, bensì in discoteca a Santa Margherita. Poi ci siamo persi di vista per una decina d’anni. Oddio, come ho già detto, non è che ci vedessimo tanto di frequente. Ma per i successivi dieci anni proprio mai.

Alla Corno mi riavvicinai solo nei primi anni Ottanta dopo che il nucleo storico aveva abbandonato l’azienda: Luciano Secchi per fondare la Max Bunker Production, la Perini per andare in Rizzoli a dirigere il Corriere dei Piccoli, e Luigi Corteggi per portare la sua professionalità alla Bonelli. Fu allora che iniziò la seconda fase, quella del “rapporto a distanza”. Non fu Corno a chiamarmi bensì il fido Massimo Fasciano, che mi chiese se volevo occuparmi delle testate Marvel, di cui ricordo solo lo strano connubio con Ambrogio Fogar e le lettere che un certo marvelliano intransigente di nome Marco Marcello Lupoi mandava in redazione. Seguirono poi alcuni mesi felici con il rilancio di Guerra d’eroi e la creazione di Enigmistica & Quiz fino all’improvvisa bancarotta che portò, nell’estate del 1984, alla repentina chiusura della casa editrice.

Nel 1984 l'Editoriale Corno chiude, l'anno successivo si riparte con la Garden.


E arriviamo all’ultimo periodo, quello che definisco della “connivenza partecipata” con la nascita della Garden e l’entrata in scena dell’avvocato Osvaldo Pedroni.
Se in precedenza il mio rapporto con Andrea Corno era distaccato, da mero collaboratore, ora le cose stavano cambiando radicalmente perché stavamo per diventare complici. Pedroni, un uomo burbero, con il debole per il gioco dei cavalli – una ricevitoria era a pochi passi dal suo ufficio in via Macedonio Melloni - che era stato incaricato di traghettare tutto il patrimonio della Corno nella nuova società, mi volle al suo fianco nella nascita della Garden e nella costruzione del nuovo programma editoriale. La prima operazione fu di rimpacchettare l’enorme quantità di invenduti che stazionavano nei magazzini della Rodania (società della Corno creata apposta per gestire le rese e con sede a Rodano, vicino a Linate). Trovammo in Gianni Eusebio e Giuliano Cimarra i giusti interlocutori, capaci di concretizzare l’operazione. Con alcune delle loro società i due formichini – così erano definiti nell’ambiente - si occuparono di editare e ridistribuire una gamma impressionante di ricopertinati tra albi dei supereroi Marvel, tascabili umoristici e albi di guerra. Andrea Corno, per ovvi motivi, si tenne alla larga dalla redazione. Poi, superata la bufera e taciuti tutti i creditori, ritornò a frequentare gli uffici di via Archimede. Qui, oltre a una segretaria, lavorava Antonio Bellomi che contribuì a implementare il settore dei romanzi gialli e di fantascienza. Dopo due anni il mio lavoro era finito. Mi sembrò strano passare il testimone a quello che non era mai stato il mio editore. Molte cose erano cambiate, ma non il nostro rapporto. Dal lei eravamo passati al tu, quasi senza accorgercene perché Io continuavo a parlare sempre più veloce e lui sempre più piano…

Gianni Bono

Testo redatto per il volume L’era dei super eroi Corno, vol 2, Mencaroni Editore, 2015

Un’interessante intervista ad Andrea Corno realizzata da Luigi Pachì è pubblicata sul sito www.fantascienza.com



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