Akira / Akira Giappone, 20 Dicembre 1982

Katsuhiro Otomo, autore unico

Un concentrato di tematiche cyberpunk, tra scenari apocalittici e poteri telepatici, nell’opera che ha aperto la strada dei manga in Occidente: la Neo-Tokyo del 2019 è una metropoli appena ripresasi dalla Terza Guerra Mondiale, scoppiata nel 1982 a causa degli enormi poteri extra-sensoriali (ESP) del giovane Akira, sfuggito al controllo di un’organizzazione militare che lo usa come cavia da laboratorio e che da allora lo tiene ibernato nel sottosuolo. Alla vigilia dei giochi olimpici, la tensione sociale è alle stelle e bande di motociclisti lottano per la sopravvivenza e la supremazia. Uno dei loro capi, Kaneda, s’inserisce negli scontri tra i militari e un gruppo di ribelli (tra i quali milita la bella Kay), per vendicarsi dell’amico Tetsuo. Questi è un ESPer sottoposto a violenti esperimenti che, in seguito al devastante risveglio di Akira, ha sviluppato nuovi poteri e portato nuove morti e distruzioni. Rasa al suolo ancora una volta, la città si divide in due e tutto sembra volgere al peggio: ma la lotta a fianco a fianco cementa i sopravvissuti, facendo sperare in un futuro migliore per il genere umano. Pur nella complessità della trama e poggiando su almeno una decina di personaggi principali, la narrazione è serrata e affidata a disegni spettacolari (con un largo uso di linee cinetiche, tratteggi e retini), che non ne pregiudicano la leggibilità ma coinvolgono al punto giusto.
Nata come saga da duecento pagine per lanciare la nuova rivista giapponese “Young Magazine”, l’opera dura undici anni e si conclude dopo ben 2120 tavole, riscuotendo subito un notevole successo in patria come all’estero e imponendo il suo autore come uno dei più importanti degli ultimi decenni.
A tutt’oggi AKIRA è tradotto in oltre tredici lingue, dando il “la” definitivo alla (pacifica) invasione dei manga nell’occidente, anche per la fioritura di un variegato merchandising parallelo (T-shirt, gadget e videogiochi). Nel 1988, con la serie a fumetti giunta solo verso la metà della narrazione, Katsuhiro Otomo dirige personalmente un film d’animazione spettacolare – ma inevitabilmente complesso per chi non abbia mai letto il fumetto – costato oltre 5 milioni di euro (all’epoca primato per un lungometraggio animato) e apprezzato da registi come Steven Spielberg e George Lucas.
Dopo la pubblicazione originale in bianco e nero, Akira è raccolto in sei volumi nipponici a partire dal 1984 e adattato in USA nel 1988 rimuovendo il lettering giapponese, traducendo i testi e invertendo specularmente le tavole, per poterle leggere da sinistra a destra nel senso di lettura occidentale. Per l’occasione, l’opera si è arricchita della colorazione filtrata elettronica del talentoso Steve Oliff, in collaborazione con lo stesso Otomo. Da qui le pubblicazioni francese e italiana del 1990 (di Glénat Italia), prima di una nuova edizione in bianco e nero che l’autore ha “ritoccato” con estrema cura in alcuni punti, alla continua ricerca della perfezione stilistica.

Loris Cantarelli
Creazione scheda: GC, 18/09/2015
Ultima modifica: GC, 18/09/2015