GUIDA AL FUMETTO   PERSONE   Buzzelli Guido

Guido Buzzelli Italia

autore unico, disegnatore

27 Luglio 1927 - Roma, Italia

24 Gennaio 1992 - Roma, Italia

Autore la cui fama è maggiore all’estero che in Italia, Guido Buzzelli sembra confermare il detto “nemo profeta in patria”. Eppure, la sua carriera fumettistica si è sviluppata attraverso rapporti di lavoro con tutti i più importanti editori di fumetto del panorama nazionale. Tra questi, anche Sergio Bonelli, che in più di un’occasione ha dichiarato di apprezzare il suo stile dall’impostazione classica e che lo chiama a collaborare a due dei progetti più importanti delle sue etichette editoriali, destinati a dare lustro sia all’artista sia all’editore.
Nato a Roma il 27 luglio 1927, Guido Buzzelli è figlio e nipote d’arte. Il nonno è decoratore, suo padre pittore e sua madre modella. Queste figure familiari hanno una forte influenza sulla sua infanzia e su quella del fratello minore Raul, diventato come lui fumettista. Ancora adolescente, frequenta i corsi liberi del nudo all’Accademia di San Luca e, in seguito, si misura con le varie tecniche pittoriche. Risale a questo periodo il primo approccio con il mondo del fumetto, quando entra nello studio di Vittorio Cossio, dove conosce il coetaneo Renato Polese. A diciotto anni “va a bottega” da Rino Albertarelli, dal quale assorbe un gusto classico e una propensione al tratteggio, che consente al bianco e nero di mutare in una vasta gamma di grigi. Nel 1946, appena diciannovenne, esordisce con la storia “Il monaco nero” sul settimanale per ragazzi ARGENTOVIVO!, alla quale seguono numerose collaborazioni con editori romani. Tra gli altri vanno citati almeno le Edizioni E.M. per le quali illustra alcuni fumetti apparsi su GLI ALBI DELLA MANO NERA e su GLI ALBI VERDI, e le Edizioni Fantera per le quali disegna la serie a striscia DRAY TIGRE (1949). Di questo periodo è anche la serie western BRENDY BILL L’IMPAVIDO (Albi Eroici, 1950), sceneggiata da Dante Daini.

Affascinato dallo stile dei disegnatori d'oltreoceano nel seguente biennio 1951-52 ripropone classici come ROY ROGERS, L'UOMO MASCHERATO, FLASH GORDON e MANDRAKE per L'AVVENTURA NUOVA SERIE nel formato albo d'oro di Fausto Capriotti e ZORRO per CELEBRI EROI DELL'AVVENTURA dell'editore Gabriele Gioggi.
Il suo primo vero successo è, però, ALEX, L’EROE DELLO SPAZIO (nella collana LE NUOVE AVVENTURE, Edizioni Diana, 1952). Ambientata in un lontano futuro, questa serie vede il pioniere spaziale che le dà il titolo esplorare incredibili pianeti in compagnia della bella Menfis alla ricerca di sostanze importanti per la vita terrestre. Si tratta di brevi avventure autoconclusive ristampate in seguito più volte. Per il medesimo editore illustra un buon numero di copertine e disegna i 24 albi di BILL DEI MARINES e la serie western SUSAN BILL, pubblicata per la prima volta su FOTO AVVENTURA e in seguito più volte ristampata.
Dal 1953 al 1955 Buzzelli fa la parte dal leone nella collana ASTROAVVENTURA dell’editore Gabriele Gioggi, per la quale realizza NOLAN IL PIONIERE DELLO SPAZIO, L’EMULO DI ZORRO (poi ristampato diverse volte) e PISTOLA JIM. Dal numero 31 la collana abbandona il formato orizzontale per trasformarsi in libretto e viene ribattezzata L’IMPAVIDO, ma non cambia il protagonista: è ancora Buzzelli a disegnare DESTINAZIONE VENERE, LA STRAORDINARIA CITTÀ DI AZUN DALI, BILL e TOMMY IL FIGLIO DEL COW BOY.
Nel 1955 illustra per il mensile BAMBOLA il romanzo “Come Cenerentola”. Per l’editore Fausto Capriotti illustra nello stesso anno le copertine a tempera della collana ALBI DE L’AVVENTURA per la ristampa di RAFF, PUGNO D'ACCIAIO disegnato da Mario Guerri e Vittorio Cossio. Ancora per Gioggi, nel 1955 collabora anche all’insolita rivista MONDI ASTRALI, uno dei primi periodici italiani dedicati alla fantascienza, con racconti illustrati.

Negli anni Cinquanta, come molti altri fumettisti nostrani, è attratto dal più prolifico e remunerativo mercato britannico. Instaura due collaborazioni: con la Fleetway Publications, per la quale disegna numerose storie di genere bellico e le serie “The Three Bravos”, “Robin Hood” e “Rodney Flood”, e con il “Daily Mirror”, per il quale illustra il romanzo di cappa e spada “Angelique” di Anne e Serge Golon.
Nel 1960 sposa Grazia De Stefani che, oltre a sua compagna di vita, diventa per tutta la sua carriera la più preziosa delle collaboratrici.
A metà degli anni Sessanta torna a lavorare per il mercato italiano e nel 1966, pur senza un committente, realizza sia i testi sia i disegni del grottesco e spettacolare LA RIVOLTA DEI RACCHI. La storia, nata da una mostra pittorica incentrata sul rifiuto della violenza, è un’allegoria della lotta di classe nella quale si narra di un mondo primitivo diviso in due caste: quella dei belli e quella dei racchi, con quest’ultima ridotta alla schiavitù. La situazione, però, è sovvertita da una rivolta capeggiata dal racchio Spartak, al quale, tra l’altro, Buzzelli dà le proprie fattezze. Si tratta di un “gioco” che il fumettista romano avrebbe adottato in seguito per altre sue opere, raffigurandosi di continuo. L’anno successivo le tavole vengono esposte al terzo Salone dei Comics di Lucca e pubblicate dall’Archivio internazionale della stampa a fumetti sul catalogo della manifestazione, con prefazione del critico Mario Bologna. Quest’opera gli vale il titolo di “maestro del fumetto” e in qualche modo anticipa anche UNA BALLATA DEL MARE SALATO di Hugo Pratt sulla strada di quello che molti, con il senno di poi, definiranno “fumetto d’autore”, svincolato da condizionamenti editoriali e dettato solo dall’urgenza di narrare. L’opera si impone però solo nel 1970, quando è pubblicata sulla rivista francese “Charlie” diretta da Georges Wolinski.

La Francia, intanto, lo accoglie tra i suoi fumettisti e gli fa guadagnare, nel 1974, la definizione di “Michel-Ange des monstres” (“Michelangelo dei mostri”) che lo scrittore Michel Grisolia conia per lui sulle pagine del “Nouvel Observateur”. Durante gli anni Settanta, tra gli altri, lavora per “Pilote”, “Circus”, “L’Echo des Savanes”, “Vaillant”, “À Suivre” “Le Monde”, “Charlie Mensuel”, “L’Expansion”, “Métal Hurlant”, “Libération”, “Hara Kiri”. Lo stile grafico di Buzzelli è ormai definito, così come la sua verve dissacrante. Non ama il tratto pulito, al contrario predilige l’affollarsi di linee, che tuttavia non cozzano tra loro, al contrario creano una caotica armonia che sfocia in una ricchezza di tonalità di grigio e in un dinamismo da far invidia alle celebri linee cinetiche di matrice nipponica. La feroce critica al genere umano e alla società prosegue nel 1968 con I LABIRINTI, un’opera visionaria ambientata in un mondo sconvolto da un disastro imprecisato, dove tutto ciò che in precedenza era considerato normale ora è messo in discussione. Del 1971 è ZIL ZELUB (anagramma di Buzzelli), il cui protagonista si ritrova scomposto e fatto a pezzi da una causa ignota, con gli arti che si muovono autonomamente creandogli non pochi problemi. Il corpo umano, microcosmo raffigurante la società, sembra destinato all’anarchia e alla disgregazione. Del 1974 è il western NEVADA HILL realizzato per la Dargaud su sceneggiatura di JP Gourmelen, specialista del genere. Sempre del 1974 è HP, HORSE POWER, altro fumetto fantascientifico, sceneggiato da Alexis Kostandi, in cui ancora una volta la società è divisa in classi in contrasto tra loro, segue LA FACE nel 1975 per i testi di Cerrito.
Sul CORRIERE DEI RAGAZZI, rispettivamente nel 1975 e nel 1976, pubblica LA DONNA ETERNA e IL RITORNO DI AYESHA, riduzioni a fumetti dei romanzi di Henry Rider Haggard “She” (Lei) e “Ayesha: The Return of She” (Il ritorno di Lei), sceneggiati da Mino Milani. A questo periodo appartengono anche L’INTERVISTA (1975), vera e propria autoanalisi e testamento artistico, seguita da L’AGNONE (1977) e da LA GUERRA VIDEOLOGICA (1978), dove torna il tema della violenza, accompagnato dall’ossessione per la televisione. Per PLAYMEN realizza il lungo racconto “I love you, Helza”. Pubblica anche su PSYCO e COMIC ART. Per il settimanale eroticomico MENELIK delle Edizioni Tattilo realizza illustrazioni, gustose vignette sexy e la parodistica LA DOMENICA DEL BARBIERE. Non pago, Buzzelli vede i suoi disegni pubblicati anche su PAESE SERA, IL MESSAGGERO, L’UNITÀ e L’OCCHIO (VITA DI MARILYN MONROE). È uno degli autori di punta di SATYRICON, il supplemento domenicale di REPUBBLICA.

Del 1979 è la sua prima collaborazione con le Edizioni Cepim di Sergio Bonelli, con i disegni per “L’uomo del Bengala”, un volume della collana UN UOMO UN’AVVENTURA scritto da Gino D’Antonio. La storia, avventurosa e ammantata del misterioso fascino dell’India dei primi dell’Ottocento, ben si adatta al suo tratto barocco e suggestivo. Tra l’ottobre 1980 e il marzo 1981, sulla rivista ALTERALTER della Milano Libri è pubblicato ZASAFIR, rimasto purtroppo incompiuto, che mescola elementi fantasy e fantascientifici. Il fatto che il protagonista sia catapultato in un mondo alieno affollato di creature fantastiche ha fatto sì che questo fumetto fosse accostato al ciclo cinematografico “Star Wars”, il cui primo capitolo è in quegli anni molto popolare. In realtà, più che all’opera di George Lucas, ZASAFIR ha qualche riferimento a FLASH GORDON, citato addirittura nella storia.
Nel 1981 il fumettista collabora con la casa editrice parigina Larousse a “L’Histoire du Far-West” (La Storia del Far West), opera ambiziosa alla quale partecipano altri autori italiani, tra i quali D’Antonio, Milani, Paolo Eleuteri Serpieri e Alarico Gattia. Per tutti gli anni Ottanta prosegue le sue collaborazioni con le riviste di fumetto d’autore, come COMIC ART e L’ETERNAUTA. Nel 1988 torna a lavorare con la Bonelli su un altro prestigioso progetto: TEX SPECIALE. Suo è, infatti, il primo volume della collana annuale, che prende vita per festeggiare il quarantennale del ranger creato da Gianluigi Bonelli. “Tex il grande!”, questo il titolo del volume, è sceneggiato da Claudio Nizzi ed è composto di oltre duecento pagine in grande formato. In esse Buzzelli dà il meglio di sé, ricorrendo a inquadrature suggestive e a pose dinamiche, realizzate con un tratto sporco e istintivo, in linea con il personaggio e l’ambientazione. Il “suo” Tex e più giovane e agile del solito, pur rimanendo nel rispetto della tradizione e dei canoni bonelliani.

Durante i primi anni Novanta Buzzelli lavora per la RAI e insegna all’European Institute of Design. Notevoli restano i due video prodotti e trasmessi dalle emittenti francesi TV7 e FR3 nel 1990-92. Scrivono di lui, delle sue storie e delle mostre i principali quotidiani e settimanali italiani e francesi. L’Italia e la Francia gli tributano due premi: lo Yellow Kid (1973), come miglior disegnatore e autore, e Le Crayon d’Or (1979). Nel frattempo i suoi quadri, che non ha mai smesso di realizzare, sono esposti nelle gallerie d’arte di mezzo mondo: Roma, Napoli, Bari, Bologna, Parigi, Deauville, Angoulême, Aix-en-Provence, Chantilly, Lisbona, Marsiglia, Forte dei Marmi, Lucca, Bruxelles, New York e Montréal. Guido Buzzelli scompare il 25 gennaio 1992, probabilmente ancora poco noto al grande pubblico, ma amatissimo dagli estimatori della pittura e dai fan della “nona arte”, a cui, tra l’altro, ha regalato anche una delle migliori definizioni di fumetto: “Teatro di carta e inchiostro, da tasca e da biblioteca, dove gli attori se ne stanno immobili, in attesa che qualcuno sfogli le pagine, per prendere vita”.
L’arte di Buzzelli, a distanza dalla scomparsa dell’autore, rimane viva e pulsante, riproposta in diversi Paesi e in Italia da editori come Alessandro, Hazard, Il Grifo, NPE e Lizard che hanno in catalogo ristampe di sue opere,