EDICOLA & DINTORNI  22 Giugno 2016

Anni Sessanta: un “Sabato sera” a Milano

Metti un fine settimana a Milano nel febbraio 1966. Che si fa stasera? Si può cercare un aiutino in edicola.

Ed eccolo lì, tra tanti altri “fogli”, il settimanale “Sabato sera”, lire 50, per la “guida settimanale dei divertimenti, degli spettacoli e degli esercizi pubblici di Milano”. Praticamente il TripAdvisor di mezzo secolo fa, più un pizzico di gossip, belle donne e qualche striscia a fumetti. E sfogliamolo allora questo, “Sabato sera”.

Anni Sessanta: un “Sabato sera” a Milano

In prima pagina una bella ragazza fa sempre la sua figura. Può essere un'affascinante Claudia Cardinale reduce da successi hollywoodiani. Oppure una giovane “Sandrocchia”, come Fellini amava vezzeggiare Sandra Milo, ora in procinto di darsi al teatro. “Saranno famose” anche negli interni, come la quasi esordiente Vanna Brosio, cantante e valletta di Mike Bongiorno nel programma televisivo “La fiera dei sogni”; molto chiacchierata anche per un presunto flirt con il presentatore. Sempre sul versante gossip si apprende che dopo l'appena concluso Festival di Sanremo sono esplose le vendite di dischi: oltre tre milioni di quarantacinque giri per la somma di due miliardi di lire. Il botto lo ha fatto Caterina Caselli con il suo “Nessuno mi può giudicare”. I discografici non riescono a stare dietro alle ristampe. E pensare che era arrivata seconda in gara dopo ”Dio, come ti amo” della coppia Modugno/Cinquetti.

Sabato Sera

Il grosso di “Sabato sera” – pubblicato da United International Editors e diretto da Gabriella Bonazzi – è la programmazione dei cinema di prima visione, dei teatri e cabaret e dei ristoranti per cenare prima o dopo lo spettacolo. Anche qui c'è da sbizzarrirsi. Una pubblicità piccola piccola, invita al Cab! In via Santa Sofia, un piccolo locale “dove ci si diverte moltissimo” e dove il nome in cartellone è il cantante folk calabrese Otello Profazio; ma la scoperta per chi ci fosse andato, sarebbe stata quella di trovare “Cochi e Renato con le chitarre”, che avevano debuttato appena un anno prima al Derby.

Per chi ha voglia di fare quattro salti c'è una manciata di discoteche, pardon, “sale da ballo”. Una molto “alla page” è il Paip's di Corso Europa, ritrovo degli “yè yè” milanesi e dove si auspicano radar all'ingresso per riconoscere il sesso dei frequentatori perché “questi beatnik a causa dei capelli lunghi e dei petti piatti rendono sempre più sottile la differenza apparente tra i due sessi.”

Per i più tranquilli c'è sempre il cinema e questi fogli sono un godimento per gli occhi perché permettono di sfogliare le locandine dell'epoca, allora molto più “disegnate” che oggi. In prima visone Per qualche dollaro in più di Sergio Leone, I 7 magnifici Jerry (Lewis), Io, io, io… e gli altri di Alessandro Blasetti e poi c'è anche Africa Addio, di Jacopetti e Prosperi, che con Mondo cane e La donna nel mondo fa parte di un genere allora in voga, quello dei documentari “shock”, con efferatezze e bizzarri riti sociali da ogni angolo del pianeta.

Africa Addio di Jacopetti e ProsperiPer un boccone dopo lo spettacolo c'è l'imbarazzo della scelta. Ci sono ristoranti arcinoti, e tutt'ora esistenti: Alfio, Bice, Don Lisander ma chi è in vena di sperimentare può provare l'innovativo Metro City, in via S. Maria alla Porta, “il primo locale milanese Self Service”. Come entri hai già risparmiato il 25% perché “non c'è né servizio, né coperto” e “se volete festeggiare c'è anche lo champagne”.

Ma i nottambuli d.o.c. faranno tappa in uno dei vellutati night meneghini. Ce ne sono almeno una ventina, dal Santa Tecla del centro alla Punta dell'Est in zona idroscalo. Luoghi discreti che favoriscono l'arte dell'incontro. Attenzione però che non ci sia in giro qualche detective dell'agenzia Tom Ponzi, vero incubo di mariti farfalloni e mogli fedifraghe della buona borghesia.

In conclusione una spruzzatina di fumetto, come la striscia di Mantegazza qui sotto allegata. Per sorridere come si faceva cinquant'anni fa, a Milano, il sabato sera.

Cristiano Zacchino

 

 



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